La briscola in cinque (Marco Malvaldi)

Primo di una serie di gialli nell’elegante blu-Sellerio che – ho appena letto – stanno per diventare anche un prodotto tv  (con Valerio Mastrandrea nella parte del protagonista).

Il protagonista è Massimo, barrista – due erre: tra le cose più godibili gli interventi in tosco/livornese – con una sua etica professionale che non gli permette di servirti un cappuccino caldo alle tre del pomeriggio d’estate. Nel bar vicino alla pineta e al mare in un luogo immaginario – Pineta – fra Livorno e la Versilia, dove appunto è tutta una pineta lungomare.

Ne ho letti di seguito altri due, perchè scorrono gradevolmente e Massimo – ingegnere (o chimico: insomma un tecnico di alto livello) prestato al barrismo – è simpatico quanto basta e sfigato quanto basta: tradito in passato dalla moglie sembra diventato asessuato, nonostante l’attrazione per la bella Tiziana che ogni tanto lo sostituisce quando è in cerca di assassini.

Il colore è dato dai quattro terribili vecchietti – tra cui il suocero – che gli occupano lo spazio migliore all’aperto del bar e con il cui aiuto – a volte casuale – risolve assassinii di ragazze lasciate in un cassonetto, scienziati giapponesi avvelenati in un convegno e così via, lasciandone il merito al piuttosto ottuso commissario della zona.

Che dire? Si leggono in un fiato, sotto l’ombrellone vanno benissimo.

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