“Agibilità politica”

“Agibilità politica”.

Ovvero degli stravolgimenti di senso.

Nel sessantotto gli studenti conquistavano per la prima volta il diritto alle assemblee. Cioè, almeno agli inizi, di essere cittadini capaci di discutere di ciò che li riguardava.

I presidi tendevano a negare l’autorizzazione a utilizzare, per le assemblee degli studenti,  i locali delle scuole.

Quando non riuscivano, dialetticamente, a resistere, si rifugiavano dietro la “mancanza di agibilità”, di solito certificata dai vigili del fuoco, dei locali in cui si sarebbero svolte le assemblee.

Noi abbiamo l’agibilità politica, dissero gli studenti. E fecero le assemblee.

Che oggi questa espressione, con la sua piccola storia, sia utilizzata ai fini per cui è utilizzata, è uno dei segni della miseria, anche semantica, di piccoli contrabbandieri della politica.

 

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